Targa auto in Italia

Targa auto in Italia

La struttura della targa dell’auto è cambiata negli anni in Italia e anche negli altri paesi d’Europa. Dalle prime targhe più artigianali, a quelle di ultima generazione: come funziona la scelta della targa? Quali sono i parametri di legge per le targhe della macchina?

Vedremo i dettagli delle targhe italiane e come funzionano, quali sono i numeri e le lettere, come procedono, cosa significano. Come si collega il numero di targa al veicolo e al proprietario, cosa può e cosa non può esserci nello spazio della targa.

La nascita delle targhe

L’esigenza di conoscere il proprietario (e quindi il responsabile) di un veicolo è sorta ben poco dopo la nascita delle prime macchine. Nei primi anni, siamo alla fine del XIX secolo, i parametri delle targhe non erano specificati per legge, bastava esporre il relativo numero di licenza, insieme al nome del proprietario!

L’obbligo della targa automobilistica è arrivato nel 1897 ma il regolamento ufficiale sui parametri è arrivato solo nel 1901, con il Regio Decreto (416). La targa doveva essere in metallo, indicare per esteso la provincia di appartenenza e il numero di licenza. Andava realizzata a spese del proprietario del veicolo.

La prima targa italiana era molto diversa dai modelli odierni, nessuno oggi si sognerebbe di esporre il proprio nome sul veicolo o di scrivere per esteso il nome della provincia (per Reggio Calabria o Caltanissetta servirebbe una targa bella lunga!). Infatti è questo il motivo per cui sono nate le abbreviazioni delle province che conosciamo tuttora.

Durante il ventennio fascista, oltre alla sigla della provincia e ai numeri, sono tornate anche le lettere. Lo sfondo della targa è sempre stato nero, con caratteri bianchi, fino a qualche decennio fa. La sigla delle province a volte è stata messa in arancione, mentre adesso come è noto è tutto scritto in nero su sfondo bianco.

Com’è fatta oggi la targa della macchina

Dopo aver visto un po’ di storia e qualche curiosità, vediamo ora come funzionano le targhe italiane attualmente in circolazione. La svolta sui modelli moderni è avvenuta nel 1994. La sigla della provincia è stata soppiantata, sono stati confermati i colori (nero su sfondo bianco) ma è stato adottato per la prima volta un codice alfanumerico combinato a sette posti.

A questo sono state aggiunte nel 1999 le due strisce laterali blu, che contengono simboli e informazioni in più. Nello specifico, la fascia di sinistra contiene le dodici stelle dell’Unione Europea, di colore giallo, con l’aggiunta della lettera “I” che indica la nazionalità italiana, in bianco.

La fascia blu di destra può contenere informazioni facoltative relative all’anno di immatricolazione e alla provincia di residenza del proprietario. L’anno di immatricolazione può essere indicato con due cifre (le ultime due dell’anno) in giallo, dentro un cerchio giallo.

Vedremo tra poco come sapere l’anno di immatricolazione della targa anche senza il numerino in giallo. La sigla della provincia di residenza è riportata in lettere bianche o grigie. Nelle province autonome, invece della sola sigla è presente anche lo stemma.

Quanti veicoli, quanti numeri, e poi?

La struttura del codice alfanumerico è composta da due lettere, tre numeri e altre due lettere. Si tratta di un codice progressivo che si legge da sinistra a destra, solo che al posto delle prime due cifre e delle ultime due cifre, si usano le lettere. Non tutte le lettere: la “O” e la “I” si evitano perché troppo facili da confondere con lo zero e con l’uno.

Anche la combinazione di lettere EE si salta, perché dedicata alle targhe degli Escursionisti Esteri. Così, dalla prima targa (AA 000 AA) si è passati alla seconda “AA 000 AB” e via dicendo. Va da sé che le lettere sono di più delle cifre da 0 a 1 (10 numeri). Togliendo la “O”, la “I” e anche la “Q” ci sono 23 lettere.

Considerando tutte le combinazioni, il numero di veicoli che potranno essere targati con questo metodo alla fine sarà di 134’256’000, dopo bisognerà cambiare metodo, perché il numero di targa deve sempre essere unico e mai ripetuto tra due veicoli diversi.

Come mi arriva la targa e cosa significa?

Abbiamo visto che le targhe seguono un criterio progressivo, vediamo ora come vengono assegnate le targhe auto. I codici sono distribuiti in blocchi alle varie motorizzazioni, poi assegnati ai veicoli. Considerato che in Italia ci sono 110 province e relative motorizzazioni, risalire da un numero alla provincia di provenienza non è affatto facile, se questa non è indicata.

Nel 2020 la lettera di inizio della targa è arrivata alla “G” quindi prima che si esauriscano le numerazioni attuali dovranno passare altri anni, anche considerando il forte ricambio del parco macchine nel prossimo decennio, dovuto soprattutto al rinnovamento dei motori da convenzionali a elettrici o ibridi.

Le dimensioni e le posizioni di legge

Vediamo finalmente le dimensioni targa auto previste dalla legge. Per la targa anteriore, l’altezza dev’essere di 11 cm, mentre la lunghezza è di 36 cm. La targa posteriore può essere di due tipi, quella standard rettangolare e quella “quadrata” speciale.

La targa posteriore standard è lunga 52 cm e alta 11 cm, la stessa altezza della targa anteriore. Nei modelli speciali, come autocarri, fuoristrada, auto d’epoca o importate che non possono ospitare la targa standard, è possibile avere una targa pressoché quadrata alta 21,4 cm e larga 29,7 cm, con disposizione su due righe.

Conclusione

Il significato della targa auto si è un po’ perso nei decenni. Se le prime targhe indicavano addirittura il nome del proprietario, adesso sono solo numeri sequenziali e per ricostruire l’anno e la provenienza bisogna sperare che questi dati siano indicati nelle fasce laterali.

Vedremo i dettagli delle targhe italiane e come funzionano, quali sono i numeri e le lettere, come procedono, cosa significano. Come si collega il numero di targa al veicolo e al proprietario, cosa può e cosa non può esserci nello spazio della targa.

La nascita delle targhe

L’esigenza di conoscere il proprietario (e quindi il responsabile) di un veicolo è sorta ben poco dopo la nascita delle prime macchine. Nei primi anni, siamo alla fine del XIX secolo, i parametri delle targhe non erano specificati per legge, bastava esporre il relativo numero di licenza, insieme al nome del proprietario!

L’obbligo della targa automobilistica è arrivato nel 1897 ma il regolamento ufficiale sui parametri è arrivato solo nel 1901, con il Regio Decreto (416). La targa doveva essere in metallo, indicare per esteso la provincia di appartenenza e il numero di licenza. Andava realizzata a spese del proprietario del veicolo.

La prima targa italiana era molto diversa dai modelli odierni, nessuno oggi si sognerebbe di esporre il proprio nome sul veicolo o di scrivere per esteso il nome della provincia (per Reggio Calabria o Caltanissetta servirebbe una targa bella lunga!). Infatti è questo il motivo per cui sono nate le abbreviazioni delle province che conosciamo tuttora.

Durante il ventennio fascista, oltre alla sigla della provincia e ai numeri, sono tornate anche le lettere. Lo sfondo della targa è sempre stato nero, con caratteri bianchi, fino a qualche decennio fa. La sigla delle province a volte è stata messa in arancione, mentre adesso come è noto è tutto scritto in nero su sfondo bianco.

Com’è fatta oggi la targa della macchina

Dopo aver visto un po’ di storia e qualche curiosità, vediamo ora come funzionano le targhe italiane attualmente in circolazione. La svolta sui modelli moderni è avvenuta nel 1994. La sigla della provincia è stata soppiantata, sono stati confermati i colori (nero su sfondo bianco) ma è stato adottato per la prima volta un codice alfanumerico combinato a sette posti.

A questo sono state aggiunte nel 1999 le due strisce laterali blu, che contengono simboli e informazioni in più. Nello specifico, la fascia di sinistra contiene le dodici stelle dell’Unione Europea, di colore giallo, con l’aggiunta della lettera “I” che indica la nazionalità italiana, in bianco.

La fascia blu di destra può contenere informazioni facoltative relative all’anno di immatricolazione e alla provincia di residenza del proprietario. L’anno di immatricolazione può essere indicato con due cifre (le ultime due dell’anno) in giallo, dentro un cerchio giallo.

Vedremo tra poco come sapere l’anno di immatricolazione della targa anche senza il numerino in giallo. La sigla della provincia di residenza è riportata in lettere bianche o grigie. Nelle province autonome, invece della sola sigla è presente anche lo stemma.

Quanti veicoli, quanti numeri, e poi?

La struttura del codice alfanumerico è composta da due lettere, tre numeri e altre due lettere. Si tratta di un codice progressivo che si legge da sinistra a destra, solo che al posto delle prime due cifre e delle ultime due cifre, si usano le lettere. Non tutte le lettere: la “O” e la “I” si evitano perché troppo facili da confondere con lo zero e con l’uno.

Anche la combinazione di lettere EE si salta, perché dedicata alle targhe degli Escursionisti Esteri. Così, dalla prima targa (AA 000 AA) si è passati alla seconda “AA 000 AB” e via dicendo. Va da sé che le lettere sono di più delle cifre da 0 a 1 (10 numeri). Togliendo la “O”, la “I” e anche la “Q” ci sono 23 lettere.

Considerando tutte le combinazioni, il numero di veicoli che potranno essere targati con questo metodo alla fine sarà di 134’256’000, dopo bisognerà cambiare metodo, perché il numero di targa deve sempre essere unico e mai ripetuto tra due veicoli diversi.

Come mi arriva la targa e cosa significa?

Abbiamo visto che le targhe seguono un criterio progressivo, vediamo ora come vengono assegnate le targhe auto. I codici sono distribuiti in blocchi alle varie motorizzazioni, poi assegnati ai veicoli. Considerato che in Italia ci sono 110 province e relative motorizzazioni, risalire da un numero alla provincia di provenienza non è affatto facile, se questa non è indicata.

Nel 2020 la lettera di inizio della targa è arrivata alla “G” quindi prima che si esauriscano le numerazioni attuali dovranno passare altri anni, anche considerando il forte ricambio del parco macchine nel prossimo decennio, dovuto soprattutto al rinnovamento dei motori da convenzionali a elettrici o ibridi.

Le dimensioni e le posizioni di legge

Le dimensioni e le posizioni di legge

Vediamo finalmente le dimensioni targa auto previste dalla legge. Per la targa anteriore, l’altezza dev’essere di 11 cm, mentre la lunghezza è di 36 cm. La targa posteriore può essere di due tipi, quella standard rettangolare e quella “quadrata” speciale.

La targa posteriore standard è lunga 52 cm e alta 11 cm, la stessa altezza della targa anteriore. Nei modelli speciali, come autocarri, fuoristrada, auto d’epoca o importate che non possono ospitare la targa standard, è possibile avere una targa pressoché quadrata alta 21,4 cm e larga 29,7 cm, con disposizione su due righe.

Conclusione

Il significato della targa auto si è un po’ perso nei decenni. Se le prime targhe indicavano addirittura il nome del proprietario, adesso sono solo numeri sequenziali e per ricostruire l’anno e la provenienza bisogna sperare che questi dati siano indicati nelle fasce laterali.

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